PILL n. 1 – 2019

04/03/2019

MiFID II: Consob richiama l’attenzione sulla trasparenza dei costi dei servizi di investimento

Con provvedimento del 28 febbraio 2019, la Consob ha richiamato l’attenzione dei soggetti vigilati sul rispetto degli obblighi in materia di informazioni sui costi e gli oneri connessi alla prestazione di servizi di investimento e accessori nonché agli strumenti finanziari.
La Consob, in particolare, ricordando come MiFID II richieda un grado di trasparenza (disclosure), sia ex ante che ex post, più alto rispetto a quello previsto dalla normativa previgente (MiFID), ha precisato che i distributori:

  • dovrebbero adoperarsi per ottenere i dati necessari dai produttori, qualora le informazioni sugli strumenti finanziari non siano pubblicamente disponibili;
  • quando non riescano ad ottenere i dati dal produttore, dovrebbero valutare se possono fornire informazioni adeguate al cliente sui costi e gli oneri dello strumento finanziario;
  • se ritengono di non essere in grado di ottenere le informazioni necessarie, dovrebbero evitare di inserire tali strumenti nella propria gamma prodotti;
  • in ogni caso, trasmettono le informazioni ai clienti il prima possibile una volta maturato il periodo di riferimento.

In tale ambito, l’Autorità di Vigilanza ha sottolineato che:

  • nella “Relazione sui servizi” da trasmettere entro il 31 marzo p.v.. gli intermediari dovranno illustrare i presidi adottati per adempiere ai suddetti obblighi di trasparenza;
    In merito a tale Relazione si deve precisare che, ai sensi della delibera Consob n. 17297 del 28 aprile 2010:

    • quanto a SIM, banche italiane, Poste Italiane S.p.A. e ai 106 TUB, si fa riferimento alla “Relazione sulle modalità di svolgimento dei servizi e delle attività di investimento e dei servizi accessori e dell’attività di distribuzione di prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazioni o da banche“;
    • per le imprese di investimento UE con succursale in Italia, le banche UE con succursale in Italia e delle imprese di Paesi terzi (banche e imprese di investimento), il riferimento è alla “Relazione sulle modalità di svolgimento in Italia dei servizi e delle attività di investimento e dei servizi accessori e dell’attività di distribuzione di prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazioni o da banche“;
    • quanto agli agenti di cambio iscritti nel ruolo unico nazionale, il riferimento è alla “Relazione sulle procedure di svolgimento dei servizi e attività di investimento, contenente altresì la descrizione dell’attività di controllo interno svolta nell’anno solare precedente nonché l’organigramma dello studio al 31 dicembre dell’anno precedente, con l’indicazione dei nominativi dei dipendenti e dei collaboratori“;
    • quanto alle SGR ed alle SGA che svolgono servizi di investimento, e/o commercializzano OICR propri o di terzi il riferimento è alla “Relazione sulla struttura organizzativa“;
    • la prossima “Relazione di conformità alle norme” dovrà contenere gli esiti dei controlli effettuati sul tema dalla funzione di compliance.

 

Nella Gazzetta Ufficiale del 19 novembre 2018 è stata pubblicata la Delibera del Garante per la protezione dei dati personali dell’11 ottobre 2018 n. 467 (la “Delibera“). In tale provvedimento il Garante ha provveduto a definire l’elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del Regolamento (UE) n. 2016/679 (“GDPR”).

1. Valutazione di impatto nell’ambito dell’art. 35 del GDPR

La valutazione di impatto, (o “Data Protection Impact Assessment” e, sinteticamente, “DPIA”), è una procedura che mira a descrivere un trattamento di dati per valutarne la necessità e la proporzionalità, nonché i relativi rischi, allo scopo di approntare misure idonee ad affrontarli. Una DPIA può riguardare un singolo trattamento oppure più trattamenti che presentano analogie in termini di natura, ambito, contesto, finalità e rischi.

L’art. 35, comma 1, del GDPR stabilisce l’obbligo per il titolare di effettuare, prima dell’inizio del trattamento, una valutazione dell’impatto del trattamento medesimo, laddove quest’ultimo possa presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche. La locuzione “suscettibile di causare un rischio elevato” resta indeterminata in quanto non trova una dettagliata definizione all’interno del testo del GDPR.

Allo scopo di fornire un orientamento almeno rispetto alla fonte del rischio, il predetto paragrafo dell’art. 35 fa esplicito riferimento all’utilizzo di nuove tecnologie; tale riferimento trova origine dalla constatazione che spesso, quando si parla di tecnologie innovative, la portata di rischio in ordine alla sicurezza dei dati si può conoscere solo dopo qualche tempo. Inoltre, dal testo del successivo paragrafo 3 del medesimo articolo, nel quale sono individuati alcuni specifici trattamenti per i quali la DPIA è sempre richiesta, si desume che i rischi a cui si fa riferimento e che necessitano di una valutazione, devono essere insiti ai trattamenti effettuati; la DPIA è pertanto associata a trattamenti per loro natura suscettibili di causare un rischio elevato.

2. Le “Linee guida in materia di valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e determinazione della possibilità che il trattamento “possa presentare un rischio elevato” ai fini del GDPR” del Gruppo di lavoro ex art. 29 per la protezione dei dati del 4 ottobre 2017

Al fine di dare concretezza all’obbligo di effettuare una DPIA e di guidare il titolare del trattamento nella corretta decisione in ordine alla necessità di realizzarla rispetto al trattamento che ha intenzione di porre in essere, il Gruppo di lavoro ex art. 29 ha redatto “Linee guida in materia di valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e determinazione della possibilità che il trattamento “possa presentare un rischio elevato” ai fini del GDPR” (le “Linee Guida”) nelle quali sono stati individuati nove criteri che costituiscono degli indici rilevanti sulla base dei quali definire se un trattamento presenti un “rischio elevato” e di conseguenza necessiti di valutazione di impatto[1].

La presenza di uno degli indici individuati dal Gruppo di lavoro ex art. 29 non comporta automaticamente la necessità di procedere alla valutazione di impatto; ciò nonostante, più indici sono riscontrabili tra le caratteristiche di un trattamento, maggiore attenzione dovrà prestare il titolare nella propria decisione di effettuare una DPIA. Nelle Linee Guida, il Gruppo di lavoro ex art. 29 specifica altresì che in caso di dubbio, risulta opportuno effettuare la valutazione di impatto piuttosto che ometterla, considerato che la stessa contribuisce alla prova dell’osservanza delle previsioni delle norme in materia di protezione dei dati personali da parte del titolare.

3. Il Provvedimento del Garante privacy

Al fine di chiarire quanto previsto dal GDPR e dal Gruppo di lavoro ex art. 29, tenuto conto degli indici definiti nelle Linee Guida, il Garante privacy ha ritenuto di individuare un elenco delle tipologie di trattamenti, soggetti al meccanismo di coerenza, da sottoporre a valutazione d’impatto. Sinteticamente, l’elenco, incluso nell’Allegato alla Delibera, prevede le seguenti ipotesi:

1) Trattamenti valutativi o di scoring effettuati su larga scala, profilazione, attività predittive;

2) Trattamenti automatizzati finalizzati ad assumere decisioni che producono effetti giuridici oppure tali da incidere in modo significativo sull’interessato (e.g. lo screening effettuato sui clienti di una banca attraverso l’utilizzo dei dati registrati in una centrale rischi);

3) Trattamenti che prevedono un utilizzo sistematico di dati per l’osservazione, il monitoraggio o il controllo degli interessati, compresa la raccolta di dati online o con app, il trattamento di identificativi univoci in grado di identificare gli utenti di servizi della società dell’informazione, e i trattamenti di metadati (e.g. in ambito telecomunicazioni, banche) effettuati anche per ragioni organizzative, di previsioni di budget, di upgrade tecnologico, miglioramento reti, offerta di servizi antifrode, antispam e sicurezza;

4) Trattamenti su larga scala di dati aventi carattere estremamente personale (come definiti nelle Linee Guida), compreso dati connessi alla vita familiare o privata, o che incidono sull’esercizio di un diritto fondamentale oppure la cui violazione comporta un grave impatto sulla vita quotidiana dell’interessato;

5) Trattamenti effettuati nell’ambito del rapporto di lavoro mediante sistemi tecnologici (e.g. sistemi di videosorveglianza e di geolocalizzazione) dai quali derivi la possibilità di effettuare un controllo a distanza dell’attività dei dipendenti;

6) Trattamenti non occasionali di dati relativi a soggetti vulnerabili (e.g. minori, disabili, anziani, infermi di mente, pazienti, richiedenti asilo);

7) Trattamenti effettuati attraverso l’uso di tecnologie innovative, (e.g. sistemi di intelligenza artificiale; utilizzo di assistenti vocali online attraverso lo scanning vocale e testuale), ogniqualvolta ricorra anche almeno un altro dei criteri individuati nelle Linee Guida;

8) Trattamenti che comportano lo scambio tra diversi titolari di dati su larga scala con modalità telematiche;

9) Trattamenti di dati personali effettuati mediante interconnessione, combinazione o raffronto di informazioni, compresi i trattamenti che prevedono l’incrocio dei dati di consumo di beni digitali con dati di pagamento (e.g. pagamenti effettuati tramite tecnologia mobile);

10) Trattamenti di categorie particolari di dati ai sensi dell’art. 9 del GDPR, oppure di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’art. 10 del GDPR, interconnessi con altri dati personali raccolti per finalità diverse;

11) Trattamenti sistematici di dati biometrici, tenendo conto, in particolare, del volume dei dati, della durata, ovvero della persistenza, dell’attività di trattamento;

12) Trattamenti sistematici di dati genetici, tenendo conto, in particolare, del volume dei dati, della durata, ovvero della persistenza, dell’attività di trattamento.

4. Conclusioni

Nonostante l’elenco di tipologie di trattamento predisposto dal Garante privacy non debba considerarsi esaustivo, e potrà eventualmente essere oggetto di integrazione in futuro andando ad individuare ulteriori trattamenti per i quali possa essere richiesta la conduzione di una valutazione di impatto, la Delibera ha certamente contribuito a chiarire la situazione e a fornire ulteriori chiarimenti agli operatori di mercato in merito ad un istituto di nuova introduzione di particolare importanza.

Ricordiamo, infatti, che la DPIA si inserisce nello specifico contesto giuridico del GDPR, nel quale si distinguono il principio dell’approccio fondato sui rischi e il principio di responsabilizzazione (o accountability). In tale contesto, la DPIA insieme ad altri elementi (e.g. il registro delle attività di trattamento) costituisce uno strumento significativo e concreto per garantire e fornire la prova da parte del titolare, della conformità dei trattamenti svolti al GDPR.

[1] I nove criteri individuati dal Gruppo d lavoro ex art. 29 per valutare se un trattamento presenti un rischio elevato sono:

1) valutazione o assegnazione di un punteggio, inclusiva di profilazione e previsione, in particolare in considerazione di “aspetti riguardanti il rendimento professionale, la situazione economica, la salute, le preferenze o gli interessi personali, l’affidabilità o il comportamento, l’ubicazione o gli spostamenti dell’interessato”;

2) processo decisionale automatizzato che ha effetto giuridico o incide in modo analogo significativamente sulle persone;

3) monitoraggio sistematico degli interessati;

4) dati sensibili o dati aventi carattere altamente personale;

5) trattamento di dati su larga scala;

6) creazione di corrispondenze o combinazione di insiemi di dati;

7) dati relativi a interessati vulnerabili;

8) uso innovativo o applicazione di nuove soluzioni tecnologiche od organizzative;

9) quando il trattamento in sé “impedisce agli interessati di esercitare un diritto o di avvalersi di un servizio o di un contratto”.

In data 30 novembre 2018, Banca d’Italia ha pubblicato il 6° aggiornamento alla Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005 “Il bilancio bancario: schemi e regole di compilazione”, nonché le nuove Disposizioni concernenti “Il bilancio degli intermediari IFRS diversi dagli intermediari bancari”, le quali troveranno applicazione a partire dai bilanci chiusi o in corso al 31 dicembre 2019.

Tali aggiornamenti normativi sono volti a recepire – inter alia – le rilevanti novità introdotte dal principio contabile internazionale IFRS 16 “Leasing”, omologato con il Regolamento (UE) 2017/1986 del 31 ottobre 2017, che sostituirà il vigente principio contabile IAS 17 ai fini del trattamento in bilancio delle operazioni di leasing a partire dal 1° gennaio 2019.

L’aspetto più rilevante che caratterizza il nuovo standard è dato dall’introduzione di un unico modello di contabilizzazione dei contratti di leasing da parte del locatario, con la conseguente eliminazione della distinzione tra leasing operativo e finanziario.

Una miglior comprensione degli (ormai prossimi) impatti contabili sul bilancio del locatario, non può prescindere da una seppur generica overview della genesi delle differenze tra leasing operativo e finanziario.

Il principio contabile IAS 17 definisce il leasing operativo come un contratto con cui un soggetto (locatore) concede ad un altro soggetto (locatario) il diritto ad utilizzare un proprio bene, per un periodo predeterminato di tempo, in cambio di un corrispettivo periodico (canone).

Nel leasing finanziario, invece, il locatario si assume sostanzialmente tutti i rischi e i benefici connessi alla proprietà del bene e, solitamente, con il pagamento dell’ultima rata, può diventare proprietario del bene stesso. Il contatto viene, in quest’ultimo caso, assimilato ad un mutuo garantito dalla proprietà del bene, che rimane di proprietà del locatore.

Dalla classificazione del leasing, quale operativo o finanziario, ne discendono ad oggi, per il locatario, due differenti modalità di contabilizzazione.

La rappresentazione in bilancio del leasing finanziario prevede l’iscrizione del bene, al proprio fair value, nell’attivo dello stato patrimoniale e, al passivo, il debito assunto nei confronti del locatore. Il bene iscritto in bilancio segue poi le normali regole di contabilizzazione, secondo le applicabili disposizioni del principio che disciplina le categorie di attività di cui tale bene fa parte.

Al pagamento dei canoni di leasing è necessario, per il locatore, scindere l’importo riferito a quota interessi e quota capitale: la prima sarà, infatti, imputata a conto economico, la seconda andrà, invece, a diminuire il valore della passività iscritta in bilancio in contropartita al valore iniziale del bene.

Per quanto riguarda, invece, il leasing operativo i canoni vengono imputati, dal locatario, a conto economico come costi per servizi ricevuti.

Con l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2019 del nuovo IFRS 16, persisterà come anticipato, per il locatario, un unico modello di contabilizzazione del leasing, ovvero quello di fatto sino ad oggi utilizzato per la sola contabilizzazione del leasing finanziario.

Proprio tale adeguamento è la diretta conseguenza della nuova definizione di leasing introdotta dall’IFRS 16 secondo cui un contratto è un leasing (o contiene un leasing) se conferisce ad un contraente il diritto di controllare l’uso di un bene identificabile per un certo periodo di tempo in cambio di un corrispettivo, a scadenze prefissate.

Conseguentemente, in tale definizione a differenza del passato, vi potranno rientrare anche i contratti di affitto o locazione, prima non assimilati al leasing.

Il nuovo principio contabile prevede, per tutti i contratti di leasing, la rilevazione, da parte del locatario, nell’attivo dello stato patrimoniale di un diritto all’uso (cosiddetto “right of use”) dell’attività oggetto di leasing, classificato sulla base della natura sottostante, e di una passività finanziaria in contropartita. A conto economico verranno rilevati gli ammortamenti e l’eventuale impairment del diritto d’uso, nonché gli interessi passivi sul debito.

Il modello di contabilizzazione dei contratti di leasing da parte del locatore non subirà, invece, variazioni. Il locatore sarà, infatti, ancora tenuto a distinguere il leasing operativo da quello finanziario, sulla base delle linee guida previste dallo IAS 17.

Nel caso di leasing finanziario il locatore iscrive a bilancio il credito verso il locatario quale contropartita del debito assunto nei confronti del fornitore del bene (o più verosimilmente il pagamento già effettuato dallo stesso). La contabilizzazione dell’incasso dei canoni comporta per il locatore la rilevazione di due componenti: la quota interessi attivi che verrà imputata tra i ricavi a conto economico e la quota capitale che andrà contabilizzata a riduzione del credito inizialmente iscritto.

In caso di leasing operativo il locatore contabilizza i ricavi per la concessione in uso del bene (canoni) e sottopone lo stesso al processo di ammortamento.

 

Sulla scia del processo di adeguamento della normativa nazionale al Regolamento (UE) 2017/1129 (“Regolamento Prospetto”), la Consob con la Delibera n. 20686 del 9 novembre 2018 (cfr. contenuti correlati) ha modificato il Regolamento n. 11971 del 14 maggio 1999 (“Regolamento Emittenti”) nella parte in cui è individuata la soglia di esenzione dall’obbligo di pubblicazione del prospetto informativo per le offerte al pubblico di prodotti finanziari.

Le modifiche apportate al Regolamento Emittenti incrementano detta soglia da 5 a 8 milioni di euro, in linea con il disposto dell’articolo 100, comma 1, lettera c), del TUF, che attribuisce alla Consob il potere di stabilire con proprio regolamento l’ammontare complessivo delle offerte pubbliche in regime esenzione.

L’Autorità, con una nota del 20 novembre 2018, ha avuto modo di precisare che tale intervento “consente di sfruttare al massimo la flessibilità prevista dal regolamento Prospetto con un positivo impatto sulla riduzione dei costi di accesso al mercato dei capitali per le piccole e medie imprese”.

Infatti, il Regolamento Prospetto, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, comma 1, lettera b), dà la possibilità agli Stati membri di esentare le offerte al pubblico di titoli, il cui valore non sia superiore ad 8 milioni di euro, dall’obbligo di pubblicazione del prospetto. La Delibera in commento modifica, altresì, la soglia minima sotto la quale non può essere richiesta in nessun caso la pubblicazione del prospetto informativo, innalzata a 1 milione di euro, rispetto alla precedente soglia di 100 mila euro.

La Delibera fa seguito agli esiti della consultazione indetta nel giugno 2018 e dedicata all’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento Prospetto. Gli intervenuti avevano sottolineato con forza l’importanza di sfruttare appieno la possibilità lasciata dalla normativa europea di allargare il perimetro dell’esenzione dall’obbligo di pubblicazione del prospetto, soprattutto per gli emittenti di piccole dimensioni. A tale riguardo erano state sottolineate le gravi difficoltà incontrate da PMI e start-up innovative nel raccogliere capitale sul mercato italiano, in parte riconducibili agli oneri imposti agli emittenti dalla disciplina del prospetto informativo.

Per contro, come già osservato nell’ambito della consultazione, e peraltro chiarito dallo stesso Regolamento Prospetto, l’introduzione di nuove soglie non sembra tale da poter compromettere la protezione degli investitori.

Le importanti novità introdotte con la Delibera Consob n. 20686/2018 vanno peraltro lette congiuntamente alla precedente Delibera n. 20621, adottata dalla stessa Autorità lo scorso 10 ottobre 2018.

In estrema sintesi, la Consob con quest’ultimo provvedimento ha – inter alia – riformulato la definizione di “emittente strumenti finanziari diffusi tra il pubblico in maniera rilevante”, escludendo che entro detta nozione possano rientrare gli emittenti esentati dall’obbligo di redigere il prospetto informativo in sede di offerta al pubblico. In altre parole, nel testo del Regolamento Emittenti è stata inserita la precisazione che le offerte pubbliche tali da far acquisire all’emittente lo status di emittente diffuso sono solo quelle per le quali è stato pubblicato un prospetto informativo ai sensi dell’attuale disciplina del TUF (artt. 94 e 100), restando di conseguenza escluse tutte le offerte il cui valore non raggiunge la soglia minima prevista dalla Consob.

Anche in questo caso l’intervento dell’Autorità ha fatto seguito agli esiti di una consultazione pubblica, risalente al novembre 2017. Sulla base della Relazione illustrativa della consultazione, la Consob ha ritenuto fondate le preoccupazioni sollevate dagli operatori del mercato dell’equity crowdfunding, i quali temevano che una riqualificazione degli emittenti che facessero ricorso all’offerta al pubblico tramite portali on-line come emittenti titoli diffusi potesse rappresentare un forte disincentivo per gli emittenti di piccole dimensioni a ricorrere al crowdfunding.

Alla luce di quanto sopra, nella prospettiva del mercato del crowdfunding, il combinato disposto delle due Delibere citate consente oggi di ampliare l’ambito della disciplina contenuta all’art. 100-ter TUF anche alle offerte dal valore compreso entro gli 8 milioni di euro, nonché di escludere l’applicabilità del regime normativo previsto per gli emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico per gli emittenti che facciano ricorso a questa forma di raccolta del capitale.

Si tratta di modifiche rilevanti, che indubbiamente aprono a nuove possibilità per il mercato crowdfunding, potenzialmente in grado di incentivare una crescita delle iniziative di raccolta di capitale da parte di PMI e start-up innovative, ad oggi ancora poco diffuse in Italia. In definitiva, le nuove disposizioni del Regolamento Emittenti sono da accogliere favorevolmente, in attesa che sia emanata una regolamentazione comune a livello europeo per il crowdfunding – tutt’ora in fase di elaborazione – che consentirà agli operatori di muoversi nell’ambito di una disciplina condivisa tra gli Stati membri.

Con la Delibera n. 20660 del 31 ottobre 2018 la Consob ha disposto la sospensione – ai sensi dell’art. 99, comma 1, lett. b), TUF – di un’offerta al pubblico di criptovaute promossa da una società di diritto inglese in Italia. Il provvedimento citato conferma l’interpretazione – condivisa ormai in svariate giurisdizioni a livello internazionale – per cui le c.d. Initial Coin Offering (ICO), ovvero le offerte al pubblico aventi ad oggetto criptovalute, sono fattispecie suscettibili di configurare offerte al pubblico di prodotti finanziari, ex art. 1, comma 1, lett. t) TUF.

Le ICO rappresentano una nuova forma di raccolta del capitale presso il pubblico che sfrutta l’emissione di criptovalute e la tecnologia Blockchain al fine di finanziare progetti di natura per lo più imprenditoriale.

In Italia, in mancanza di puntuali riferimenti normativi, ci si è chiesti a lungo se dette operazioni rientrino nella disciplina dei mercati finanziari. La risposta a detto quesito è certamente affermativa e il provvedimento di Consob lo conferma, superando il (diffuso) equivoco che le ICO possano realizzarsi in “assenza di regole”. In questa prospettiva – volendo semplificare le conclusioni di un’analisi che meriterebbe una trattazione ben più diffusa e completa – le fattispecie regolate che presentano più analogie con le ICO sono senza dubbio l’offerta al pubblico di prodotti finanziari e il crowdfunding.

Venendo al caso di specie, la Consob nella Delibera in esame ha valutato di poter considerare l’ICO, alla stregua di un’operazione di offerta al pubblico di prodotti finanziari, e, di conseguenza, ha ritenuto che dovessero applicarvisi le relative norme contenute nel TUF, i cui presidi, tuttavia, sembrerebbero assenti. Da qui l’inevitabile intervento di sospensione dell’offerta, conformemente alle esigenze di protezione dei mercati e degli investitori.

Il ragionamento seguito dall’Autorità nel giungere a queste conclusioni è estremamente lineare: a tutti i casi in cui si riscontri una «comunicazione rivolta a persone, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, che presenti sufficienti informazioni sulle condizioni dell’offerta e dei prodotti finanziari offerti così da mettere un investitore in grado di decidere di acquistare o di sottoscrivere tali prodotti finanziari, incluso il collocamento tramite soggetti abilitati»devonoapplicarsi gli artt. 94 ss. TUF, nonché le regole collegate.

È dunque evidente che, sulla base di questa lettura, spetta all’interprete verificare di volta in volta l’assimilabilità dell’ICO ad un’offerta al pubblico di prodotti finanziari; in particolare, si tratta di constatare la sussistenza di tutti i requisiti della definizione normativa, compreso il fatto di ricondurre l’oggetto dell’offerta alla nozione di “prodotto finanziario”, così come riportata dall’art. 1, comma 1, lett. u) TUF. Infatti, quest’ultimo sembra rimanere l’aspetto più complesso dell’analisi, dal momento che – al netto della definizione di “valuta virtuale” contenuta all’art. 1, comma 2, lett. qq) del d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 – l’unica soluzione rimane quella di considerare le caratteristiche proprie del token emesso in ciascun caso concreto, verificandone la riconducibilità al gruppo degli strumenti finanziari, ovvero ad “ogni altra forma di investimento di natura finanziaria”, così da poterli collocare o meno entro l’ampio genus dei prodotti finanziari.

Il caso in esame finisce, dunque, per fornire un indirizzo ben definito – e ampiamente prevedibile – su come l’Autorità intenda affrontare il problema della regolamentazione delle ICO rispetto all’ordinamento vigente. Questo approccio, a parere di chi scrive, non potrà certamente mutare sin tanto che il Legislatore, italiano od europeo, non provvederà a definire una disciplina ad hoc per questa nuova forma di raccolta del capitale, i cui contenuti saranno comunque da determinarsi attraverso un inevitabile confronto con la più ampia e capillare disciplina dei mercati finanziari.

 

Anno 4° / 2017 –  Newsletter 17/2017

2 agosto 2017

PRIMO PIANO:

  • Parlamento: approvato in via definitiva il DDL di conversione del decreto sulle Popolari Venete
  • CONSOB: consultazione sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario
  • MEF: consultazione sullo schema di regolamento sui requisiti e criteri di idoneità allo svolgimento dell’incarico degli esponenti aziendali di banche, intermediari finanziari, confidi, IP, IMEL e dei sistemi di garanzia dei depositi
  • MEF: consultazione sul decreto legislativo di recepimento e adeguamento della PSD2 e della IFR
  • Prossimi convegni a cui parteciperanno come relatori i professionisti di AC Group: “PMI e mercati finanziari” (28 settembre 2017, Camera di commercio di Milano)

1. LEGISLAZIONE NAZIONALE

1.1. GAZZETTA UFFICIALE – Pubblicato il provvedimento recante modifiche alla regolamentazione IVASS sui reclami delle imprese di assicurazione

1.2. PARLAMENTO – Popolari Venete: approvato in via definitiva il DDL di conversione del decreto

2. ORIENTAMENTI, LINEE GUIDA E Q&A

2.1. ABF – Pubblicata la Relazione annuale 2016

2.2. IVASS – Lettera al mercato sulle clausole di cessione del credito e sul risarcimento in forma specifica inserite nei contratti r.c. auto

2.3. IVASS – Cyber risk: avviata un’indagine sugli intermediari assicurativi

2.4. IOSCO – Nuove Raccomandazioni sulla protezione degli asset dei clienti

2.5. EBA – Linee Guida sulla notifica degli incidenti gravi ai sensi della PSD2

2.6. ANAC – Nuove Linee guida sugli arbitrati a favore dei risparmiatori delle quattro banche in liquidazione

3. CONSULTAZIONI

3.1. MEF – Consultazione sul decreto legislativo di recepimento della PSD2 e adeguamento alla IFR

3.2. IVASS – Consultazione sul nuovo Regolamento in materia di governance e controlli interni

3.3. CONSOB – Informazioni di carattere non finanziario: in consultazione le disposizioni attuative

3.4. CONSOB – Consultazioni sulle modifiche ai regolamenti Consob in recepimento della MiFID II

3.5. EBA – Consultazione sui tecnical standard del registro elettronico centrale dell’EBA ai sensi della PSD2

3.6. BCE – Consultazione sulla guida alle ispezioni ed indagini

3.7. MEF – Schema di decreto ministeriale recante il regolamento in materia di requisiti e criteri di idoneità allo svolgimento dell’incarico degli esponenti aziendali

4. PUBBLICAZIONI, CONVEGNI E NEWS DA AC GROUP

4.1. CONVEGNO – PMI e mercati finanziari

4.2. CONSULTAZIONE – Schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2015/2366/UE e di adeguamento della normativa interna al Regolamento (UE) n. 751/2015

4.3. CONSULTAZIONE – Razionalizzazione degli obblighi informativi delle SGR e degli organismi di investimento collettivo del risparmio e ulteriori interventi di adeguamento

Anno 4° / 2017 –  Newsletter 16/2017

17 luglio 2017

PRIMO PIANO:

  • CONSOB: consultazione sulla modifica del Regolamento Intermediari in recepimento della MiFID II.
  • MiFID II: consultazione ESMA sull’adeguatezza dei requisiti di idoneità.
  • Antiriciclaggio: Comunicazione UIF sulla disciplina transitoria del D.lgs. 90/2017 del recepimento della IV Direttiva.

1. LEGISLAZIONE EUROPEA

1.1. COMMISSIONE EUROPEA – Autorizzata la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena

2. LEGISLAZIONE NAZIONALE

2.1. GAZZETTA UFFICIALE – Disposizioni in materia di obblighi informativi e statistici delle società veicolo coinvolte in operazioni di cartolarizzazione

2.2. PARLAMENTO – Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A.

3. DECRETI, REGOLAMENTI E DISPOSIZIONI DI VIGILANZA

3.1. UIF – Comunicazione in merito ai provvedimenti efficaci e applicabili in via transitoria in materia di antiriciclaggio

3.2. BANCA D’ITALIA – Comunicazione in materia di trasferimento dei servizi di pagamento

3.3. MEF – Circolare sulle istruzioni operative relative al procedimento sanzionatorio in materia di antiriciclaggio

4. ORIENTAMENTI, LINEE GUIDA E Q&A

4.1. UIF – Pubblicato il rapporto annuale per il 2016

4.2. ESAs – Q&A sui requisiti del KID per i PRIIPS

4.3. ESMA – Nuove Q&A sull’implementazione della MiFID II

4.4. ESMA – Nuove Q&A sulla tutela degli investitori in ambito MiFID II/MIFIR

4.5. EBA – Nuove linee guida sull’autorizzazione e registrazione degli AISP ai sensi della PSD2

4.6. BANCA D’ITALIA – Nota sulle novità in materia di cartolarizzazione dei crediti

4.7. BANCA D’ITALIA – Q&A sulla soluzione della crisi di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza

5. CONSULTAZIONI

5.1. CONSOB – Consultazione sulla modifica del Regolamento Intermediari e sulla revisione del Regolamento sul crowfunding

5.2. EBA – Consultazione sul calcolo dei contributi a favore dei sistemi di garanzia dei depositi

5.3. EIOPA – Consultazione alla Commissione Europea sulla revisione di Solvency II

5.4. EBA – Consultazione sui progetti di RTS in attuazione della PSD2

5.5. ESMA – Consultazione sull’adeguatezza dei requisiti di idoneità in ambito MIFID II

5.6. COMITATO DI BASILEA – Consultazione sul calcolo dei requisiti patrimoniali per il rischio di mercato